Digitalizzazione: quando l’Italia non è ultima in classifica

di Redazione 8 Novembre 2022 •

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Italiani e digitalizzazione: come siamo messi? Spoiler: bene. I più scettici non ci crederanno, eppure, da ultimo rapporto DESI, il nostro Paese non si dimostra poi così indietro e anzi, sta accelerando a vista d’occhio.

Immaginiamo l’Europa come una classe di scuola, i diversi Paesi come alunni e la Commissione Europea come un’insegnante con un grande fine ultimo: quello di far arrivare tutti a fine anno con buoni risultati. La metafora è utile a rendere l’idea: in Europa, il livello di digitalizzazione non è uniforme. Le capofila svettano fiere e invariate dall’anno precedente, come i migliori scolari che hanno sempre 10 in pagella. Un gruppo numeroso di Stati Membri (gli stessi che fino a cinque anni fa registravano un livello più basso di digitalizzazione), però, sta avanzando a un ritmo sempre più veloce. Tra questi, ci siamo noi, l’Italia.

Ripensando alle dinamiche a cui abbiamo assistito durante la pandemia, non sembrerebbe vero. Eppure, in fatto di digitalizzazione dei servizi, l’Italia non è affatto male. Secondo quanto riporta la Commissione Europea nel Rapporto DESI 2022, il nostro Paese è al 18esimo posto in Europa per quanto riguarda le competenze digitali. Risultato niente male se si pensa al totale dei 27 Paesi europei “in gara”.

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Il ritmo della digitalizzazione si sta intensificando. La maggior parte degli Stati membri sta facendo progressi nella costruzione di società ed economie digitali resilienti.

Margrethe Vestager, Vicepresidente esecutiva per Un'Europa pronta per l'era digitale

Che cos’è il DESI e come funziona?

Iniziamo facendo chiarezza. Partiamo dall’ABC. Che cos’è l’indice DESI? L’acronimo sta per “Digital Economy and Society Index” ovvero “Indice della Digitalizzazione dell’Economia e della Società”. Si tratta, fondamentalmente, di un report introdotto dalla Commissione Europea nell’ormai lontano 2014 per misurare i progressi dei Paesi europei in termini di digitalizzazione, come dice il nome stesso, dell’economia e della società.

Ogni anno, dunque, nel report viene stilata una vera e propria classifica in base a 33 indicatori che si possono raccogliere in 4 dimensioni principali:

  1. Capitale umano
  2. Connettività
  3. Integrazione delle tecnologie digitali
  4. Servizi pubblici digitali

Come vengono assegnati i voti? Per aggregare gli indicatori, che sono espressi in unità di misura diverse, viene fatta una normalizzazione tra 0 e 100. In questo modo, è possibile avere una misura media per ogni dimensione, da confrontare con la misura complessiva che fa riferimento allo stato di attuazione dell’Agenda Digitale.

Il punto sull’Italia e la digitalizzazione

Cosa dicono, dunque, gli indicatori del nostro Paese? Se i primi della classe rimangono i paesi nordici come Finlandia, Danimarca, Paesi Bassi e Svezia, l’Italia si posiziona al centro della classifica, scalando dal 20° al 18° posto in un solo anno.
Il punteggio ottenuto? 49,3 su una media di 52,3. Ebbene sì, l’Italia sta guadagnando terreno, eppure non è ancora tempo di sedersi sugli allori. Di aspetti da migliorare ce ne sono ancora parecchi, a partire dalle competenze digitali di base, che ancora non sono state assimilate da più della metà dei cittadini italiani. Hai presente quando uno dei tuoi genitori ti chiede aiuto perché non si ricorda la password della sua casella di posta elettronica? Ecco, se con “competenze digitali” intendiamo la capacità di utilizzare con dimestichezza e spirito critico le tecnologie dell’informazione per il lavoro, il tempo libero e la comunicazione, allora possiamo confermare quanto emerso dal rapporto DESI. Infatti, la media europea, per questo parametro, si attesta intorno al 54% ma l’Italia riesce ad ottenere soltanto un 46%.

Per quanto riguarda l’integrazione delle tecnologie digitali il 60% delle piccole e medie imprese italiane ha raggiunto un livello di base. Anche qui, però, si può sempre migliorare: se ci posizioniamo bene per l’utilizzo di servizi cloud, dal punto di vista di tematiche più complesse come quelle dei Big Data e dell’Intelligenza Artificiale, i risultati sono ancora limitati.

Sul fronte connettività, il report DESI rileva progressi dal punto di vista della diffusione di servizi a banda larga ma carenze in termini di copertura delle reti ad altissima capacità (tra cui la fibra e il 5G, per intenderci).

Infine, guardando all’offerta dei servizi pubblici digitali, la distanza rispetto alla media UE: l’Italia sta progredendo a vista d’occhio anche se bisogna ammettere che il numero di cittadini che interagiscono con le pubbliche amministrazioni attraverso il web è minore del 50%.

digitalizzazione in italia

Europa: tra digitalizzazione, comunità e connessione

Nonostante siamo abituati a guardare al Nord Europa con ammirazione e – diciamolo - un po’ d’invidia, vedendo l’Italia come un Paese di cittadini che con difficoltà si approccia alle nuove tecnologie, i dati dimostrano che esiste una prospettiva positiva e tendente al miglioramento. La questione, d’altronde, non si limita al rapporto – diciamolo, tormentato – tra i più anziani e la tecnologia ma allargando lo sguardo capiamo come sia fondamentale che la digitalizzazione si uniformi a livello europeo. E se l’obiettivo finale è quello di ridurre il gap in termini di digitalizzazione tra i diversi Paesi, l’indice DESI dipinge un’Italia vogliosa di evolvere.
La digitalizzazione, in fin dei conti, non riguarda solo gli NFT e i social network ma fa parte di un piano strategico molto più ampio in cui l’obiettivo finale è migliorare il rapporto tra i Paesi, il mercato e l’ambiente circostante.
Alla fine, l’Italia fa parte di una grande famiglia, una comunità in cui ognuno deve fare la sua parte per fare in modo che l’ingranaggio funzioni. La connessione online, in questo caso, è solo il pretesto per implementare un altro tipo di connessione tenendo in considerazione che ormai, il digitale è reale.

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