Chief Philosophy Officer, un nuovo sodalizio tra filosofia e aziende

di Redazione 03 Febbraio 2022 •

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Cosa possono avere in comune filosofi e mondo del business? Sfatiamo il mito "due metà della stessa mela" e scopriamo come "gli opposti si attraggono".

Cogito ergo sum, disse Cartesio. Lavoro quindi sono, dice il filosofo esecutivo. Niente più mantelli e simposi, il pensatore moderno, al mattino, punta la sveglia presto e corre in azienda, rigorosamente in giacca e cravatta.

I tempi cambiano e anche le professioni evolvono. Ma di cosa si occupa esattamente il Chief Philosophy Officer? Se lo chiedi a uno di loro, ti risponderà che il suo lavoro non è poi tanto diverso da quello che Aristotele faceva con Alessandro Magno. Le multinazionali, dopotutto, sono imperi contemporanei e i CEO di oggi hanno preso il posto dei regnanti di ieri.

A chi dovrebbe rivolgersi un leader in tempi di crisi? Potresti pensare a un avvocato oppure un coach motivazionale… ma che ne dici di un filosofo? È forse un caso che, Sergio Marchionne, uno dei top manager italiani, possedeva una laurea in filosofia?

quote

Non so se la filosofia mi abbia reso un avvocato migliore o mi renda un amministratore delegato migliore.

Ma mi ha aperto gli occhi, ha aperto la mia mente ad altro.

Sergio Marchionne

Cosa c’entra la filosofia con il profitto?

Non offre soluzioni immediate ma pone le domande giuste, quelle che aiutano i clienti a valutare nuove prospettive. Il filosofo esecutivo affianca professionisti, manager e imprenditori, persone che vogliono fare innovazione - parola che deriva dal latino nova agere, che significa “mettere in azione idee nuove”.

Attenzione però, perché quello che si intraprende è un percorso tutt’altro che facile. Un filosofo può spingere oltre i confini della ragione e portare a dover mettere tutto in discussione. Fare filosofia è uno stile di vita, ed è responsabilità del filosofo ispirare a pensare più intensamente e a perseguire la verità, non importa quanto difficile sia.

Ma a che serve l’eticità di un filosofo – diranno i più – a un imprenditore, il cui scopo principale, invece, è quello di realizzare un profitto costi quel che costi? C’è chi crede che il business e la filosofia parlino due lingue diverse, ma come succede in amore, a volte “gli opposti si attraggono”. La tensione tra i poli opposti, profonda saggezza da una parte e massimizzazione del profitto a breve termine dall’altra, può creare un valore sostenibile e a lungo termine.

 

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Tutti lo vogliono ma nessuno sa cosa fa…

La filosofia, per troppo tempo rilegata a passatempo per intellettuali, ci viene riconsegnata quale strumento vitale per il successo delle imprese. I filosofi esecutivi permettono la diffusione del bene più raro e prezioso del nostro tempo, il pensiero.

Primi fra tutti sono stati i manager della Silicon Valley ad aver compreso l’importanza di mettere al centro l’individuo, perché solo così è possibile creare un neoumanesimo digitale in cui le tecnologie sono al servizio dell’essere umano e non viceversa. Soprattutto in ambito di innovazione tecnologica, i filosofi possono collaborare con gli sviluppatori, in fase di programmazione, per capire insieme quali standard applicare o come l’intelligenza artificiale dovrebbe interagire con gli esseri umani.

Questioni morali che ritornano anche nell’ambito dei social media, con piattaforme che utilizzano algoritmi per tracciare il comportamento degli utenti e targettizzarli con campagne marketing. È giusto che un algoritmo sia programmato al solo scopo di prolungare il tempo di permanenza delle persone sui social network? Un CPO in azienda, dunque, potrebbe aiutare a sviluppare dei capisaldi e ricordare ogni giorno ai suoi colleghi l’importanza di agire secondo valori morali.

Raffaele Tovazzi e la generazione di filosofi stipendiati

Raffaele Tovazzi è il primo Chief Philoshopy Officer e non a caso, visto che è stato lui a coniare questo job title - per utilizzare una nomenclatura di derivazione linkediana. Raffaele si è laureato con una tesi sulla filosofia esecutiva, nella quale ha inventato di fatto una professione – in controtendenza con ciò che viene insegnato nelle università italiane: pane e precariato. Una filosofia pratica, che tramuta il pensiero in azione attraverso gli strumenti della comunicazione.

Oggi viviamo in tempi di scelte. E la scelta di rivolgere lo sguardo al passato non è saggia. Occorre avere il coraggio di guardare al futuro e a ciò che ancora non è, andando oltre sé stessi e i propri limiti.

Un’azienda che vuole generare un nuovo modello di business, dovrebbe investire su figure professionali dall’approccio innovativo, come un Chief Philosophy Officer. Dopotutto, non possono vivere di aria per sempre!

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