Dopo la nostalgia anni ’80 di Stranger Things, cosa ci rimane di Netflix?

di Redazione 19 Luglio 2022 • 6 minuti

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Stand by me, i Goonies, Ritorno al futuro, la cultura pop anni ‘80 è tornata al suo splendore, riuscendo a conquistare anche il cuore dei più giovani. Ora che l’ultima stagione di Stranger Things, la serie cult che ha catapultato la Gen Z nei coloratissimi e affascinanti eighties, è giunta al termine, quale sarà il prossimo passo di Netflix? Si continuerà a guardare al passato?

Il New York Times l’ha definito «uno dei più grandi fenomeni pop dell’era dello streaming». A sei anni di distanza dalla prima stagione - e a tre dalla fine della terza - Stranger Things è considerata la più grande proprietà intellettuale che Netflix si trova tra le mani.

5,1 miliardi di minuti di visione in una settimana dall’annuncio. La quarta stagione ha registrato uno dei migliori weekend di apertura mai visto per uno show in lingua inglese sulla piattaforma (N.d.R. è ancora Squid Game, infatti, a detenere il record di show più visto sulla piattaforma nei primi 28 giorni). 

Quello tra Netflix e Stranger Things è un legame indissolubile

In principio era il Demogorgone poi venne il Mostro Ombra e, infine, Vecna. Undici e i suoi amici sono sempre alle prese con antagonisti diversi, ma a cambiare nel corso degli anni è stato anche altro. Tipo il contesto nel quale viviamo?

Nel 2016, Netflix era una piattaforma in rapida e sorprendente ascesa, con “appena” 80 milioni di abbonati (poco più di un terzo rispetto a quelli di oggi). Nel mezzo di questo 2022 si trova, invece, in tutt’altra situazione: la piattaforma sta subendo l’agguerrita concorrenza di altri servizi di video streaming in crescita e poco tempo fa ha registrato meno abbonati rispetto al trimestre precedente, cosa che non era mai successa negli ultimi dieci anni. Sembrerebbe proprio che Netflix, le cui azioni valgono oggi meno di un terzo di quanto valevano a inizio anno, ha un gran bisogno di Stranger Things.

Il segreto dietro il successo di Stranger Things

Sul perché Stranger Things sia diventata Stranger Things, ce ne sarebbero da dire di cose: una serie TV che fa paura ma non troppa, piena zeppa di riferimenti anni ‘80, che piace ai ragazzi ma anche ai loro genitori (in ricordo dei tempi che furono) … serve altro? Come si dice in gergo tecnico, è una serie da “quattro quadranti”. Fatta (davvero) bene. E mica è una cosa da poco.

Ancor più del suo successo in termini di numeri, o delle recensioni più o meno buone che ha ricevuto, il valore di Stranger Things per Netflix risiede nel suo essersi rivelata una portentosa proprietà intellettuale. La capacità di costruirsi in casa e dal nulla un nuovo mondo narrativo ha un valore altissimo, soprattutto in un periodo storico in cui le altre piattaforme fanno a gara per accaparrarsi i diritti del Game of Thrones della stagione. Ted Sarandos, il co-amministratore delegato di Netflix, ne ha parlato come del «più grande e durevole content brand mai creato dall’azienda».

Una storia che parte dalla cittadina di Hawkins ma che poi, attraverso un gate, si allarga ad un altro mondo ribaltato all’ingiù (o all’insù?), il sottosopra. Mettici un cast di protagonisti che hanno vent’anni o giù di lì, in piena fioritura (e la componente ormonale ce la siamo levata). Aggiungici un po’ di mistero e un complotto degno della Guerra Fredda. Stranger Things, in pratica, è diventato il nuovo Harry Potter. Cioè una narrazione che non si esaurisce del tutto in qualche episodio (seppur della durata di un’ora e con un budget da 30 milioni di dollari).

Come gli anni ’80 ci hanno cambiato per sempre

L’incisività̀ della serie è anche garantita da un’accurata scelta di brani, spaziando tra generi diversi: dal punk al pop, dalla disco music al metal. Ogni stagione contiene, una vastissima selezione musicale paragonabile a una stazione radiofonica del tempo. Molti ragazzi, oggi, hanno scoperto successi di un’epoca precedente entrati a far parte a pieno titolo dell’immaginario popolare e culturale. Running Up That Hill (A Deal with God) di Kate Bush dice niente?

stranger things anni 80

La nostra è un’epoca rapida, spesso effimera, postmoderna. Come palliativo, ci aggrappiamo a ricordi e sensazioni di un passato che sembra rimasto cristallizzato: un’America anni ’80 sospesa nello spazio-tempo. Un’America in cui tutto sembra (ancora) così cool.

Questa estetica impregnata di luci al neon, atmosfere sci-fi e sintetizzatori, è diventata decisamente visibile anche su Instagram – e ti pareva! Numerosi sono gli account dedicati a questo specifico mood.

La mia malinconia

È tutta colpa tua

È solo tua, la colpa è tutta tua

E di qualche film anni Ottanta

Thegiornalisti – Fine dell’estate

Siamo una generazione di nostalgici

Ma perché sta succedendo tutto ciò? In un’epoca in cui le innovazioni tecnologiche non si fanno certo mancare — intelligenza artificiale, metaverso, NFT, e chi più ne ha più ne metta — sembra assurdo che ci sia così tanta attenzione rivolta al mondo del passato.

Nel corso degli anni, come già successo con altre epoche, alcuni periodi storici del Novecento sono stati rivalutati a posteriori. Sicuramente questo è il caso, per l’appunto, degli anni ’80. Inizialmente considerati una parentesi superficiale, frivola e consumistica, hanno assunto un’aura mitica sempre più forte e decisiva, portatrice di leggerezza in contrasto con un presente incerto e difficoltoso.

Nell’ultimo decennio si è andato a configurare un sentimento nostalgico imperante. Il fascino eterno e al contempo generazionale dei successi del passato li ha ripuliti dalla patina del tempo, donandogli una nuova giovinezza. Abbiamo un’intera società fondata sulla malinconia di epoche non vissute. Non è curioso?

Mica tanto, se pensi che la nostra è la prima generazione a poter attingere a piene mani al potere della nostalgia. Il “colpevole” di tutto ciò? Internet, la cui onnipresente e iperaccessibile memoria storica ci impedisce di liberarci dei ricordi collettivi. Saremo i primi, ma non di certo gli ultimi: probabilmente le prossime generazioni passeranno il loro tempo libero a scambiarsi mp3 di pessima qualità sulla versione vintage dei loro primi iPod oppure, magari, a tentare di far tornare in auge social network falliti, come MySpace.

Ciò che potrebbe sembrare follia allo stato puro – la Stranger Things mania - è solo un modo come un altro per rivivere la giovinezza. Il periodo più bello della nostra vita.

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