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Pelli levigate, corpi strabilianti e abiti griffati. Potrebbero sembrare semplici influencer e invece sono un fenomeno tutto virtuale che sta rivoluzionando il mondo della moda e del marketing. Tra social media e Metaverso, ecco la nuova – fantascientifica – frontiera del digital.

Sono super cool, indossano abiti firmati all’ultima moda, hanno corpi talmente perfetti da non essere reali, ma soprattutto non fanno errori. Sono i virtual influencer. Sì, come Chiara Ferragni ma creati al computer.

Secondo i dati di Statista hanno generato un mercato pari a 13,8 miliardi di dollari solo nel 2021. Impossibile non notarli e non fermarsi a riflettere su queste figure tanto affascinanti quanto controverse.
Ecco chi (o dovremmo dire cosa?) sono i primi abitanti del Metaverso che stanno spopolando in Asia e si stanno diffondendo anche in Italia.

In quel momento quel personaggio prende realmente forma e da virtuale diventa reale. Sono gli occhi di ognuno che vedono quello che il cervello vuole far vedere

- Filippo Boschero, creatore di Nefele, virtual influencer

I virtual influencer sono come noi ma più cool

A metà strada tra i robot e gli avatar. Sono per metà umani e per metà digitali. I loro account social ottengono milioni di views e altrettanti followers, persone reali come noi interessate agli aggiornamenti sulla loro vita quotidiana. Non è un racconto di fantascienza né tantomeno uno scenario distopico. È il mondo in cui viviamo che sfrutta le tecnologie digitali creando identità fittizie per scopi di marketing.

Speaking over mobile phone. 3D concept. Unrecognisable woman using mobile phone

Lil Miquela, Rozy, Shudu e l’italianissima Nefele, che viene da Torino e si fa portavoce di messaggi importanti come la celebrazione della diversità e delle imperfezioni. Se a un primo sguardo possono sembrare influencer come altre, a un occhio più attento non sfugge il tocco digitale di queste identità. Perché di identità si parla, visto che ognuna di loro ha una personalità, passioni e interessi che le rendono uniche. Personalità a tutto tondo che vengono ingaggiate dai brand più autorevoli e famosi per le loro campagne pubblicitarie. Non solo: i virtual influencer sono tra gli invitati più ambiti degli eventi di moda e interagiscono con gli umani postando foto sui social in cui posano insieme ai loro amici in carne e ossa.

Il risultato? Nessun confine tra virtuale e reale

Quando gli influencer virtuali superano quelli umani

Spesso, in termini di numeri e collaborazioni, superano gli influencer reali. Lavorare con identità e modelli virtuali significa, per i brand controllare totalmente il prodotto finale e il messaggio da comunicare. Il loro successo, in fin dei conti, deriva proprio dal loro non essere umani. La loro presenza digitale può essere totalmente personalizzata e padroneggiata dai brand con cui collaborano.

Soprattutto, gli influencer digitali non commettono errori. La mancanza di umanità elimina qualsiasi possibilità che queste figure possano dire o fare qualcosa che metta in cattiva luce le aziende con cui lavorano. Totalmente immune alla cancel culture, un influencer digitale non sarà mai al centro di scandali o polemiche perché la sua presenza online è studiata a tavolino.

Il futuro è più vicino di quanto pensiamo

NFT, Metaverso, criptovalute. Il 2022 si può riassumere così, no? L’universo digitale creato da Mark Zuckerberg ha aperto le porte al futuro. Un cyberspazio. Una struttura spazio-temporale in cui gli avatar delle persone reali interagiscono con le identità virtuali.

Non esistono limiti, non esistono confini. Forse, non esiste neppure una distinzione tra reale e virtuale perché anche il virtuale, se è in grado di comunicare con il reale, diventa tale. Un giro di parole complesso che, alla fine, si riassume nell’episodio di Akihiko Kondo, ragazzo giapponese che ha sposato Hatsune Miku, una cantante virtuale che si presenta sotto forma di ologramma. Kondo si definisce “fictosessuale” e sostiene che la sua relazione romantica con Hatsune l’ha salvato dalla depressione.

Questo ragazzo giapponese potrà anche essere additato come un pazzo, uno strano. Ma a pensarci bene probabilmente quelle persone che lo giudicano sono le stesse che comprano una maglietta dopo averla adocchiata sul profilo Instagram di un influencer virtuale. E forse, prima di quanto pensiamo, ognuno di noi si ritroverà a interagire con un’identità virtuale.

Una cosa è certa: che ci piaccia o no, il futuro sarà fatto così. La vera domanda è: saremo in grado di gestirlo? 

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