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Iscriversi in palestra, leggere quel libro da 800 pagine, passare meno tempo su TikTok e bla, bla, bla. La lista potrebbe essere infinita. E se i buoni propositi di settembre sono un must tutti gli anni (e per di più sempre gli stessi) perché poi alla fine non li manteniamo?

C’è chi li fa e chi mente. Tutti, e dico tutti, dopo un’estate passata a vivere come se non ci fosse un domani, ci impuntiamo, diciamo ora basta, da settembre si cambia registro. Ma come recita quell’antico proverbio, tra il dire e il fare, c’è di mezzo il mare. Anche se forse in questo caso, più che il mare - che dobbiamo salutare - c’è di mezzo ben altro.

Il momento dei buoni propositi è arrivato, e anche se sappiamo benissimo che non li rispetteremo tutti, pensare di poter rivoluzionare la nostra vita da un giorno all’altro regala quel brivido di euforia che ci fa ripromettete di essere dei nuovi e migliori noi stessi.

Settembre is the new Capodanno! Perché continuiamo con i buoni propositi?

Settembre è il mese per eccellenza in cui si torna alla quotidianità, agli impegni e ai ritmi frenetici. Insomma, la migliore stagione per definire nuovi obiettivi, un mese pieno di promesse. Ma perché dopo l’estate ci sentiamo così eroici da voler pianificare il futuro?

Sarà perché ci piace sentirci come eterni Peter Pan e ricordarci di quando settembre era il mese del ritorno a scuola, con i libri e la cancelleria colorata ancora intatta e presente nell’astuccio. Comunque, estate significa interruzione di attività, anche per chi non prepara più la cartella da tempo. È il momento in cui non badiamo a spese, ci divertiamo e ci concediamo lussi che nel quotidiano lasciamo da parte.

Questo staccare la spina, diminuisce il nostro livello di stress, aumenta le energie e il tempo che concediamo a noi stessi. E, un po’ come quando dopo la quarantena ci siamo sentiti lockstalgici, dopo le ferie approfondiamo quei bisogni e desideri messi da parte durante l’anno passato dietro una scrivania.

buoni propositi di settembre

Buoni propositi per settembre: è il pensiero che conta

Durante i mesi invernali e autunnali ci sentiamo stressati e “pieni fino a qui” e quindi rimandiamo le scelte, procrastiniamo i to do nell’attesa di periodo migliori. I buoni propositi non sono altro che previsioni di cambiamenti positivi, e dopo esserci riposati a dovere su una spiaggia del Mediterraneo, quella sensazione di benessere dovuta a un cocktail di endorfine e serotonina ci fa sentire invincibili, felici e ci permette di fissare con più ottimismo gli obiettivi.

E quindi, ci basta scrivere nelle note del nostro telefono una lista infinita di cose da fare – e non fare -, vedere, mangiare e studiare per sentirci meglio, con la voglia di ricominciare la routine della nostra vita e cambiarla. Mettere nero su bianco i buoni propositi diventa quindi una vera e propria pratica per affermare che se vogliamo, possiamo. Pensare positivo diventa così il nostro mantra di settembre e dei mesi a venire. Ma per quanto tempo possiamo portare avanti questo mood?

Good vibes only e i buoni propositi (realizzabili)

Sarà perché tra un “Good vibes only” e un “Keep calm and stay positive” e l’altro, sui social siamo bombardati di messaggi intenti a infondere un continuo atteggiamento positivo nei confronti di sé stessi, della vita, delle persone, del mondo. La positività di base può essere un bene poiché ha il potere di cambiare pensieri ed emozioni. Come ogni cosa però, se portata all’estremo può diventare tossica

Il nostro bisogno di controllo e di evitare l’incertezza ha giocato un ruolo importante nella diffusione della positività tossica. Per molti, la risposta a una pandemia globale è stata quella di essere eccessivamente positivi e ottimisti, il che si traduce nell’evitare di sperimentare le emozioni dolorose. I social media sono spesso un rullo compressore – dove le persone sono tipicamente più inclini a postare gli aspetti positivi della loro vita piuttosto che le realtà non proprio positive che tutti noi sperimentiamo a volte.

Elizabeth Beecroft, psicoterapeuta.

Questo atteggiamento diffuso porta le persone a pensare di dover sempre affrontare la vita con il sorriso, nonostante problemi e preoccupazioni. Ma questa toxic positivity può provocare più danni che benefici. Uno fra tutti l’intensa e costante sensazione di sentirsi sotto pressione, di dover essere a tutti i costi produttivi, raggiungere determinati obbiettivi. Il fallimento non è contemplato. Se non raggiungiamo quello che ci siamo prefissati non andiamo bene, ci sentiamo isolati e diversi, perché gli altri ce la fanno – almeno sui social - e noi no.

Ed è per questo che per cambiare davvero, i propositi di settembre non dovrebbero più essere solo buoni, positivi. Forse dovremmo imporci di programmare cose più realizzabili, raggiungibili. Cose come “A settembre darò tutti gli esami della sessione invernale, ma senza disperarmi se verrò bocciato”, “Sarò sempre positivo e felice, tranne in quei giorni in cui sarò triste.

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