Del perché il cörsivœ parlato non eclisserà la lingua italiana

di Redazione 4 Ottobre 2022 • 5 minuti

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Dimmi come parli e ti dirò chi sei. Ovvero, il legame tra il tanto chiacchierato “corsivo parlato” e la nostra società.

Ha letteralmente diviso il popolo del web in due: chi non riesce più a farne a meno e chi non riesce più a sopportarlo. I primi ridono a crepapelle ogni volta che se ne parla, i secondi pensano che stia uccidendo la vera lingua italiana. Stiamo parlando del cörsivœ e se non lo hai mai sentito nominare, probabilmente vivi su Marte.

Tra linguaggio e identità c’è un legame profondo e inscindibile, tanto antico quanto è antico l’uomo. Il linguaggio evolve con noi e in noi, delineandosi non solo come mezzo di comunicazione ma anche – o forse soprattutto – come modalità di connessione. Ma allora, come siamo arrivati al corsivo?

La lingua italiana – per chi la sa usare leggendo, scrivendo o
parlando – sta bene. Stanno male gli italiani che la sanno usare poco.

Tullio De Mauro, linguista, lessicografico, accademico e saggista italiano

Che cos’è il corsivo parlato?

Se per te il termine “corsivo” si riferisce alla grafia ordinata ed elegante che a scuola riservavi alla bella copia, brutte notizie: sei rimasto indietro. Ma non temere, siamo qui per spiegartelo.
Come potrai immaginare, c’entra TikTok, la piattaforma che ha reso noto e virale questo modo di parlare che dice tutto (o forse non dice niente?) sulla GenZ. In poche parole, il corsivo parlato non è altro che una parodia della cadenza milanese.
La sua origine risale a un noto reality show che per protagonisti ha proprio loro, gli esponenti della GenZ, ma la diffusione vera e propria delle gag sull’accento milanese si deve ai giovani creator che dal corsivo hanno costruito una vera e propria carriera nel mondo digital.
Ma come si parla in corsivo? Il web è colmo di tutorial per imparare a parlare questa nuova “lingua”, ma il principio è semplicissimo: prendendo ad esempio la parola emblematica di questo trend (amio, che traduce l’abbreviazione “amo” di “amore”) si può facilmente intuire come, per creare la variante corsiva di ogni parola basti allungare le sillabe finali, basti chiudere le “o” e aggiungere un ritmo cantilenato alle parole.

corsivo parlato

Il corsivo e l’uccisione della lingua italiana: cronaca di una morte mai avvenuta

Insomma, c’è chi la prende alla leggera considerando il corsivo niente di meno di un trend passeggero con cui divertirsi sui social, e chi lo accusa di essere la rovina della lingua italiana.
D’altronde, l’urgenza di “proteggere” la nostra lingua dalle minacce dei tempi moderni sembra essere un hot topic di questi tempi (basti pensare alle crociate contro l’utilizzo della lettera neutra Schwa per un italiano più inclusivo).
Il corsivo, infatti, non è che l’ennesima testimonianza di una società che sta cambiando, un altro segnale dell’evoluzione del mondo in cui viviamo e dei cambiamenti a cui stiamo assistendo. Non è solo una questione di corsivo. Pensiamo a tutti i neologismi e inglesismi nati e cresciuti grazie all’utilizzo dei social network. Followare. Hypare. Postare. Ghostare. Per non parlare di tutti quei termini ed espressioni che vanno a far parte di un vero e proprio dizionario comune, vocaboli nuovi – sconosciuti alla maggior parte dei boomer – che costituiscono i capisaldi di una narrazione comune e multicanale di cui fruiscono ogni giorno i più giovani. Cringe, Pov, e sì, anche Amio. I termini che di primo acchito sembrano attentati all’eleganza e alla formalità della lingua italiana, in realtà costituiscono il manifesto di un’intera generazione. Non per questo bisogna temerli. Al contrario, bisogna imparare ad andarci d’accordo, e il motivo non è perché andranno a sostituire le parole che tutti conosciamo.

Ma come parla? Le parole sono importanti! – Cit.

Come diceva – urlando – il protagonista di uno dei più bei film di Nanni Moretti, sì le parole sono importanti. E non solo le parole antiche. Quelle, è vero, sono preziose e costituiscono l’identità del nostro Paese, la nostra storia. Anche quelle nuove sono importanti, però.
L’evoluzione della lingua è sempre il riflesso di ciò che sta avvenendo attorno. È solo la conseguenza.
In questo caso, possiamo dire che il corsivo non rappresenti alcuna minaccia reale per l’italiano classico. Modificare una lingua come ci insegna, appunto, il dibattito sulla Schwa, non è poi così semplice: sradicare le regole della lingua scritta è praticamente impossibile. Perciò, cari puristi dell’italiano, non temete. L’italiano, così come lo conosciamo, non morirà. Tuttalpiù, si modificherà nel parlato ed evolverà, come sempre ha fatto. Farà da campanello d’allarme che segnala quale direzione sta prendendo la nostra società. Così come il corsivo, in realtà, ci sta dicendo che quella in cui viviamo è una società interconnessa in cui virtuale e reale non sono due rette parallele ma sono mondi che non solo si toccano, ma si contaminano quotidianamente.

Quindi sì, è vero. Le parole sono importanti.

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