Perché non è solo una questione di doppio cognome

di Redazione 10 Giugno 2022 • 6 minuti

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È ufficiale: d’ora in avanti i genitori potranno decidere quale cognome dare ai propri figli. Quello del papà o quello della mamma? Se non trovano un accordo, entrambi. Una battaglia che ha un alto valore simbolico in un Paese che da sempre ha dato maggiore importanza al cognome paterno. Cosa succederà adesso?

Chi nascerà nel 2022 potrà avere un doppio cognome. Nome-cognome-cognome. A scuola quale dei due useranno le maestre? Come ci si firmerà? Al momento queste domande restano senza risposta. Fino a oggi in Italia tutti avevano un solo cognome, quello paterno. Ma da mercoledì 27 aprile tutto è cambiato.

I più scettici diranno: «Due cognomi invece di uno, che differenza potrà mai fare?», «Abbiamo problemi più importanti al momento». Eppure, le implicazioni e il significato di una tale decisione sono molto più profonde.

La Corte ha ritenuto discriminatoria e lesiva dell’identità del figlio la regola che attribuisce automaticamente il cognome del padre. Nel solco del principio di eguaglianza e nell’interesse del figlio, entrambi i genitori devono poter condividere la scelta sul suo cognome.

Corte costituzionale, Comunicato del 27 aprile 2022

La storica sentenza che apre le porte al doppio cognome: cosa dice di preciso

“Discriminatoria e lesiva dell’identità”. Sono parole che risuonano forti come un’eco. Sembrava impossibile, ma alla fine è stato scardinato anche questo tabù. “Principio di uguaglianza”. “Interesse del figlio”. Sono i due capisaldi che hanno portato la Corte a dichiarare illegittime tutte le norme che prevedono l’attribuzione automatica del cognome del padre ai figli.

La regola diventa che il figlio assume il cognome di entrambi i genitori nell’ordine dai medesimi concordato, salvo che essi decidano, di comune accordo, di attribuire soltanto il cognome di uno dei due.” Queste sono le disposizioni che la Corte ha stabilito, sarà poi compito del legislatore regolare tutti gli aspetti ad esse connesse.

Una rivoluzione sociale? Probabile, visto che vengono messi sullo stesso piano il cognome paterno e quello materno: il primo non è superiore al secondo. Verrebbe da dire: alla buon’ora!

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Da dove viene la tradizione del cognome paterno? Breve storia del cognome in Italia

La tradizione del cognome paterno è un retaggio antico: affonda le sue radici nella potestà maritale. Lo dice anche Wikipedia, il cognome indica a quale famiglia appartiene una persona e, insieme al nome, va a formare l'antroponimo.

Nel nostro Paese il cognome viene assegnato al momento della dichiarazione di nascita. Fino a oggi, l’articolo 262 del Codice Civile prevedeva l’assegnazione del cognome paterno ai figli. In caso di accordo tra i genitori, al massimo era consentita l’aggiunta del cognome materno a quello paterno. Cosa è cambiato da allora?

Le cose iniziarono a smuoversi quando, nel 2014, l’Italia venne condannata dalla Corte di Strasburgo per violazione della Convenzione Europea dei Diritti dell'Uomo, dando ragione a una coppia che non aveva potuto registrare all'anagrafe la figlia con il cognome materno. La norma italiana di assegnazione del cognome venne ritenuta eccessivamente “rigida e discriminatoria verso le donne. A novembre 2016, con la sentenza 286 della Corte costituzionale, fu dichiarata illegittima l'automatica attribuzione del cognome paterno, in presenza di una diversa volontà dei genitori. E ancora, a febbraio 2021 venne messa in dubbio la costituzionalità della regola da parte dei giudici del Tribunale di Bolzano.

Ecco come si è arrivati alla storica decisione dell’aprile 2022. I tempi erano ormai maturi per rivoluzionare il diritto di famiglia e garantire finalmente parità di trattamento tra uomo e donna. La superiorità assegnata al cognome paterno causa squilibrio e disparità tra i genitori ed è il retaggio di una concezione patriarcale della famiglia incompatibile con il principio costituzionale della parità tra uomo e donna. Tutte le donne, adesso, possono gioire: è stata scardinata l'ennesima disuguaglianza e garantita la parità dei sessi. 

Come funziona dalle altre parti?

La situazione in Italia è piuttosto chiara. Ma cosa succede nel resto del mondo? Gli spagnoli e gli ispano-americani sono famosi per avere nomi lunghissimi con più di un cognome. In questi Paesi, infatti, i figli assumono sia il primo cognome del padre sia il primo della madre. Negli USA e in Francia si può scegliere uno dei due cognomi o entrambi.

I tedeschi possono avere un solo cognome, che può essere preso sia dal padre che dalla madre. Stessa cosa avviene in Svizzera, Grecia, Ungheria, Romania e Croazia. In Polonia la scelta è lasciata ai genitori, mentre in Belgio in caso di discordia prevale sempre il cognome paterno. In Svezia, Danimarca, Norvegia, Finlandia e Austria, al contrario, in caso di disaccordo a prevalere è quello materno. Infine, in UK la scelta è libera: volendo si può anche usare un cognome terzo che non appartiene né al padre né alla madre.

Libertà. Il principio seguito nei Paesi più all’avanguardia è proprio questo. I genitori sono liberi di scegliere quale cognome dare ai propri figli. In Italia non si potrà dare un cognome terzo come in Inghilterra, né prevarrà il cognome materno come nei Paesi scandinavi. Tuttavia, si è compiuto, senza ombra di dubbio, un grande passo in avanti rispetto al passato.

Dimmi che cognome hai… e ti dirò a che famiglia appartieni

Tutto questo parlare del cognome, ma a pensarci bene perché è così importante? Se il nome identifica l’individuo nella sua singolarità, il cognome lo colloca all’interno di un nucleo familiare ben definito.

L’origine del termine deriva dal latino “nomen” che significa appunto nome, con l’aggiunta del suffisso “co” che sta per “con”, ovvero insieme. Insieme al nome. Insieme a. Indica quindi l’appartenenza a un gruppo. Il cognome serve a inserire un individuo all’interno della società di appartenenza.

La possibilità di scegliere liberamente il cognome, quindi, si accompagna all’esigenza di definire la propria identità individuale senza alcuna limitazione. Se la società riconosce pari diritti a uomini e donne, perché non dovrebbe essere così anche con il cognome? L’identità dei singoli individui non può essere stabilita dallo Stato. Decidere liberamente la famiglia di appartenenza è diventato, adesso, un diritto (anche) degli italiani. 

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